Asse ereditario: come si calcola

Nel momento in cui viene a mancare un familiare, si apre la questione spinosa delle quote ereditarie; occorre quindi calcolare il cosiddetto asse ereditario. A prescindere dal fatto che il defunto abbia lasciato o meno il testamento, il patrimonio deve essere ripartito tra i parenti più prossimi in quote già stabilite.

Quote ereditarie: cosa dice la legge

La legge si è espressa chiaramente sulla questione delle quote ereditarie: anche se il defunto ha certificato nel suo testamento la volontà di devolvere una parte dei suoi beni a persone non appartenenti alla cerchia familiare, questo non è completamente attuabile. Infatti, la legge tiene sempre conto dei parenti più prossimi, come coniuge e figli, ai fini di tutelarli.

Partendo dal presupposto che per “asse ereditario” si intende l’insieme dei beni mobili e immobili del defunto, potenziali società, aziende e liquidi, la regola è chiara: meno beni ci sono, più calcolare l’asse ereditario è semplice. Ma cosa accade nel momento in cui bisogna calcolare più immobili, aziende e società?

Cosa inserire nella dichiarazione di successione

Se l’asse ereditario consta di una moltitudine di beni, la situazione diviene più complessa. Occorre infatti prendere in considerazione sia il reddito dominicale, per quanto riguarda i terreni, sia le rendite catastali, per quanto riguarda le abitazioni; bisogna moltiplicare poi per determinati coefficienti e moltiplicatori al fine di determinare un valore minimo che andrà inserito nella dichiarazione di successione.

Ovviamente bisognerà affidarsi a un professionista del settore che abbia una certa esperienza, dal momento che tali calcoli determinano non solo il valore dei singoli beni, ma anche quelle che vengono definite “imposte di successione” da pagare.

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