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28
Giu

Decesso pensionato: cosa fare con l’Inps

Se il familiare defunto era pensionato, la prima cosa che devono fare i suoi eredi è comunicare la morte all’Inps o a qualsiasi altro ente che gli erogava la pensione. Inoltre si dovrà eventualmente restituire il libretto di pensione.

Cosa fare con l’Inps per il decesso del pensionato

La morte di una persona cara porta con sé grande dolore, ma anche innumerevoli adempimenti burocratici. Tra queste vi è anche la questione della pensione. Cosa fare con l’Inps per il decesso del pensionato dunque? In primo luogo chiariamo che l’Istituto non provvede automaticamente a bloccare l’erogazione dei bonifici. Devono essere infatti gli eredi o i parenti più stretti a dare comunicazione del decesso all’Inps. Attenzione al fatto che chi percepisce indebitamente la pensione dallo Stato commette un reato penale. Scopriamo quindi cosa fare con l’Inps per il decesso del pensionato.

La comunicazione del decesso all’Inps

La prima cosa è dare comunicazione del decesso all’Inps. In che modo? Tramite un’autocertificazione che attesti la morte del pensionato. Nel caso in cui tale comunicazione sia inoltrata in ritardo, le mensilità accreditate dopo il decesso andranno restituite immediatamente. E nel caso in cui la morte avvenga qualche giorno prima dell’invio del bonifico sul conto corrente ed i parenti non abbiano avuto il tempo materiale di inviare la comunicazione del decesso all’Inps? Non vi sarà alcuna responsabilità, ma le somme devono essere riaccreditate immediatamente all’Istituto di previdenza. Sarà la stessa banca o la posta a provvedere, a seguito della vostra richiesta, a restituire all’ente competente le pensioni non dovute. Se il decesso dovesse invece avvenire a cavallo di una mensilità, la pensione andrà erogata solo parzialmente per la parte di mese durante il quale il beneficiario era ancora in vita.

L’indennità di accompagnamento dell’Inps

E per l’indennità di accompagnamento dell’Inps cosa bisogna fare? Parliamo di un diritto proprio degli eredi riconosciuto loro per legge. L’indennità può essere percepita non solo da chi si è fatto carico dell’assistenza dell’invalido, ma anche da chi non ha provveduto ad assolvere tale compito. In caso di morte successiva al riconoscimento dell’invalidità, i famigliari possono richiedere gli arretrati dell’indennità di accompagnamento dell’Inps non riscossi. I ratei maturati, siano essi completi o parziali, sono corrisposti agli eredi sulla base delle norme di successione. Se invece la persona disabile o non autosufficiente è morta prima della visita medica ma dopo la presentazione della domanda, i famigliari possono comunque avanzare istanza di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento dell’Inps alla commissione medica.

10
Giu

Cosa bisogna fare se il defunto possedeva veicoli o ciclomotori?

Nel caso in cui il defunto possedesse veicoli o ciclomotori è necessario rivolgersi alla Motorizzazione Civile. Qualora si debba richiedere la cessazione della circolazione di un veicolo a motore si deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi dell’art. 47 DPR 415/00 contenente sia la data di morte dell’intestatario del veicolo che l’attestazione della qualità di erede.

Cosa fare con auto intestata al defunto

Per agire secondo la legge cosa bisogna fare con l’auto intestata al defunto? Bisogna recarsi al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico. La prima cosa affinché possa circolare temporaneamente è di accettare in eredità il veicolo. Avremo bisogno di un atto pubblico o con scrittura privata autenticata o accertata giudizialmente. Superata questa fase, l’erede ha 60 giorni di tempo per registrare l’accettazione dell’eredità al PRA, attestandola con firma autentica. Una volta apportate le modifiche del caso al Certificato di proprietà ed alla Carta di circolazione, cosa fare con auto intestata al defunto per l’assicurazione? Non ci si deve dimenticare in questo caso di modificare anche l’intestatario dell’assicurazione stessa prima di mettere la vettura su strada.

Il pagamento del bollo in caso di decesso è sospeso?

Spesso ci si chiede se il pagamento del bollo in caso di decesso viene sospeso. La risposta è no, neanche nel caso in cui il mezzo dovesse restare inutilizzato. Tale pagamento del bollo in caso di decesso graverà infatti sugli eredi, in proporzione alla propria quota di eredità stabilita davanti ad un notaio. L’importo della tassa su auto e moto, dunque, dovrà essere diviso tra gli eredi. L’unica procedura che porta alla dismissione della tassa automobilistica è la rottamazione, scopriamo come fare.

Come procedere alla rottamazione dell’auto intestata al defunto

Nel caso in cui la vettura fosse troppo vecchia e priva di valore o se gli interventi di riparazione dovessero costare troppo, si può decidere di procedere alla rottamazione dell’auto intestata al defunto. Questa operazione, oltre a comportare la distruzione totale del mezzo, prevede anche la sua cancellazione al PRA e dunque la dismissione della tassa automobilistica. L’interessato dovrà rivolgersi munito dei documenti del veicolo ad un centro autorizzato che procederà alla rottamazione dell’auto intestata al defunto. L’officina si farà carico anche della radiazione dal PRA, prevista entro 30 giorni dalla consegna del mezzo. Come richiedere la rottamazione? L’erede deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, portando con sé il libretto di circolazione, il certificato di proprietà, la targa anteriore e posteriore, la copia del certificato di morte e la copia del proprio documento d’identità.

18
Mag

Manifesto funebre: le frasi per ricordare un defunto

Il manifesto funebre è una comunicazione che avviene da parte della famiglia del defunto per commemorarlo e per informare i concittadini della sua scomparsa. Solitamente il manifesto viene affisso al muro del palazzo in cui risiedeva l’estinto, nei pressi dell’abitazione e anche dell’attività lavorativa, se la scomparsa è avvenuta prematuramente. Le frasi utilizzate per ricordare il defunto sono molteplici, scopriamone qualche esempio.

Frasi per ricordare i defunti

Le frasi per ricordare i defunti sono molteplici. Eccone alcuni esempi che potrete utilizzare per commemorare il vostro caro come merita.

  • Ci amerai dal cielo come hai amato sulla terra.
  • Hai terminato il tuo cammino terreno per approdare nella beatitudine del Signore. Continueremo a vivere nel tuo ricordo.
  • Ricorderemo per sempre l’amore e il bene che hai donato tutti i giorni della nostra vita.
  • Il Signore ti ha ricoperto della sua luce. Resta nel nostro cuore per indicarci la via del Regno dei Cieli.
  • La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

  • Tanto facile amarti, quanto difficile dimenticarti.

L’Impresa funebre L’Alba saprà consigliarvi al meglio e offrirvi servizi funebri e disbrigo delle pratiche cimiteriali con il massimo tatto e attenzione.

8
Mag

Permessi per lutto: come richiederli

I permessi per lutto fanno parte di quei permessi retribuiti per motivi personali: questi legittimano il dipendente ad assentarsi dal lavoro per alcuni giorni, in caso di morte di un parente, senza perdere la retribuzione in alcuna misura.

Permessi lutto familiare: cosa dice la legge

La normativa si esprime sui permessi per lutto familiare con l’articolo 4 della legge dell’8 marzo 2000, la quale consente al lavoratore di poter usufruire di alcuni giorni a decorrere dal lutto del parente: in questo modo il soggetto avrà modo di poter partecipare ai funerali, anche se si terranno in un’altra città, e di elaborare il dolore provocato dalla perdita del compianto.

La legge garantisce al dipendente che lavora sia nel pubblico sia nel privato tre giorni di permessi annuali, alle seguenti condizioni:

  • Il permesso deve essere utilizzato entro sette giorni dal decesso del proprio caro;
  • I giorni di permesso non sono cumulativi: se il lavoratore ha già usufruito dei tre giorni di permesso per lutto e nell’arco dell’anno perde un altro familiare, non può richiedere altri tre giorni di permesso.

 

Permessi per lutto familiare: grado di parentela consentito

I permessi per lutto familiare possono essere richiesti nel momento in cui si perde un familiare che rientri nel grado di parentela stabilito dalla legge. Nella fattispecie, i parenti devono appartenere entro il secondo grado di parentela. I permessi per lutto familiare riguardano anche coniugi o conviventi: nel primo caso non sono necessarie documentazioni particolari, nel secondo caso bisogna presentare una certificazione anagrafica.

Permessi per lutto: cosa fare

Ma cosa bisogna fare per richiedere i permessi per lutto? Per prima cosa il dipendente deve comunicare all’azienda il verificarsi della circostanza e i giorni di permesso di cui intende usufruire (massimo tre). Inoltre, deve presentare una certificazione idonea, come il certificato di morte del comune di residenza del compianto.

23
Apr

Asse ereditario: come si calcola

Nel momento in cui viene a mancare un familiare, si apre la questione spinosa delle quote ereditarie; occorre quindi calcolare il cosiddetto asse ereditario. A prescindere dal fatto che il defunto abbia lasciato o meno il testamento, il patrimonio deve essere ripartito tra i parenti più prossimi in quote già stabilite.

Quote ereditarie: cosa dice la legge

La legge si è espressa chiaramente sulla questione delle quote ereditarie: anche se il defunto ha certificato nel suo testamento la volontà di devolvere una parte dei suoi beni a persone non appartenenti alla cerchia familiare, questo non è completamente attuabile. Infatti, la legge tiene sempre conto dei parenti più prossimi, come coniuge e figli, ai fini di tutelarli.

Partendo dal presupposto che per “asse ereditario” si intende l’insieme dei beni mobili e immobili del defunto, potenziali società, aziende e liquidi, la regola è chiara: meno beni ci sono, più calcolare l’asse ereditario è semplice. Ma cosa accade nel momento in cui bisogna calcolare più immobili, aziende e società?

Cosa inserire nella dichiarazione di successione

Se l’asse ereditario consta di una moltitudine di beni, la situazione diviene più complessa. Occorre infatti prendere in considerazione sia il reddito dominicale, per quanto riguarda i terreni, sia le rendite catastali, per quanto riguarda le abitazioni; bisogna moltiplicare poi per determinati coefficienti e moltiplicatori al fine di determinare un valore minimo che andrà inserito nella dichiarazione di successione.

Ovviamente bisognerà affidarsi a un professionista del settore che abbia una certa esperienza, dal momento che tali calcoli determinano non solo il valore dei singoli beni, ma anche quelle che vengono definite “imposte di successione” da pagare.

23
Apr

Come donare gli organi

Donare gli organi è un atto di grande umanità e amore verso il prossimo; significa regalare un’altra possibilità di vita a una persona di cui non si conosce nulla. Scopriamo come donare gli organi.

Donazione degli organi: quali requisiti bisogna avere?

 

Per poter essere idonei alla donazione degli organi non bisogna avere alcun requisito in particolare, basta solo essere maggiorenni. Al contrario, non esistono limiti anagrafici: non si è mai troppo vecchi per donare! Per quanto riguarda i minorenni, saranno i genitori a decidere: se solo uno dei due è contrario non sarà possibile donare gli organi del figlio. Altri familiari avente diritto ad esprimere il proprio parere sono il coniuge non separato, il convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori.

 

Espianto organi: cosa si può donare?

Se la scelta è quella di optare per l’espianto degli organi, una volta sopraggiunta la propria morte, occorre sapere cosa è possibile donare o meno.

È consentito donare polmoni, rene, fegato, cuore, pancreas e intestino o tessuti quali pelle, ossa, cartilagine, cornee, tendini, vasi sanguigni e valvole cardiache. Non è possibile donare cervello e gonadi.

Donare organi dopo la morte: quali sono le modalità?

 

Le modalità per donare gli organi dopo la morte sono molteplici.

Occorre sceglierne una, tra le seguenti:

  • Compilare l’atto olografo dell’AIDO;
  • Attestare la propria disponibilità alla donazione durante il rilascio o rinnovo della carta d’identità presso gli uffici anagrafe del Comune.
  • Compilare il tesserino blu del Ministero della Salute, conservandolo tra i propri documenti personali.
  • Certificare la propria volontà su un foglio di carta con firma e data. Anche in questo caso bisogna conservare il foglio tra i propri documenti personali.
  • Firmare il modulo presso la propria ASL di riferimento.
19
Mar

Come fare testamento

Il testamento è l’unico modo attraverso il quale poter disporre dei propri beni e della propria eredità dopo la morte. È un documento e un atto personale, che dunque non può essere redatto da terzi o da un eventuale rappresentante. Per questo motivo, è importante informarsi su come fare testamento e su quali tipologie esistano, per compiere così una scelta oculata.

 

Le diverse tipologie di testamento

L’ordinamento giuridico italiano prevede tre tipologie principali di testamento. Primo fra tutti troviamo il testamento olografo perché rappresenta la forma più semplice e veloce per disporre delle proprie volontà. Per redigere un testamento olografo è infatti sufficiente scrivere in un foglio di carta, rigorosamente di proprio pugno, le disposizioni di ultima volontà, prestando attenzione a datare il documento e ad apporvi la propria firma. Un’altra opzione disponibile è il testamento pubblico: deve essere sottoscritto in presenza di un notaio e di due testimoni e sarà redatto dal notaio stesso. Le volontà espresse in questo testamento sono riservate e protette e verranno portate alla conoscenza di terzi dal notaio e solo alla morte del testatore. La terza e ultima tipologia è rappresentata dal testamento segreto, un’opzione poco diffusa e utilizzata. In questo caso, il testatore scrive le sue volontà e consegna poi al notaio il documento sigillato, in presenza di due testimoni, senza che questi ne conoscano il contenuto.

 

Come scegliere e redigere un testamento

La scelta del giusto testamento dipende dalle proprie necessità e soprattutto dalla propria disponibilità economica, perché il testamento pubblico e quello segreto hanno un costo, relativo al servizio offerto dal notaio. Se quindi non volete incorrere in nessuna spesa, il testamento olografo è la scelta corretta. Bisogna prestare però attenzione su come redigere un testamento olografo: è infatti la forma più debole e impugnabile, perché può essere manomesso, smarrito o falsificato. Il testamento pubblico è invece quello più sicuro: la sua riservatezza è protetta dal notaio e solamente il testatore può modificarlo. Il testamento segreto rappresenta una via di mezzo tra le due forme precedentemente discusse: ha il vantaggio della segretezza ma non si può essere certi della conformità alle leggi del contenuto, in quanto scritto dal testatore senza supervisione alcuna da parte del notaio.

12
Mar

Vestizione della salma: come avviene

La vestizione della salma è una fase molto importante perché ha l’obiettivo di preparare il defunto per restituirgli un aspetto familiare in vista dell’ultimo incontro con amici e familiari. Questo permette alle persone care di conservare un bel ricordo della persona che è venuta a mancare. Vediamo dunque in cosa consiste la vestizione della salma e come avviene.

 

La preparazione della salma

La preparazione della salma è un momento delicato a cui bisogna prestare molta attenzione perché richiede spesso abilità specifiche e precisione. Non sempre infatti possono essere i parenti a prendersene carico ed è in queste circostanze che interviene il personale specializzato delle pompe funebri. Bisogna infatti saper maneggiare il corpo, anche quando il rigor mortis è già presente: è fondamentale attuare degli esercizi di estensione e rotazione degli arti, in modo tale da distendere ed elasticizzare dove possibile le parti più rigide del corpo, facilitando così la vestizione della salma. Un altro aspetto molto importante è la manipolazione degli occhi e delle labbra, nel caso in cui il defunto sia morto con questi aperti. L’ultimo passaggio per la preparazione della salma riguarda la pulizia: tutto il corpo viene lavato e pulito, prestando molta attenzione ai gesti e ai movimenti da compiere vista la fragilità della salma.

 

Come vestire un defunto

Una volta effettuata la preparazione della salma, si passa alla vestizione vera e propria. Ma come vestire un defunto? Gli abiti e gli accessori vengono scelti generalmente dalla famiglia, che viene supportata dagli addetti delle pompe funebre per decidere i vestiti più adatti e consoni alla circostanza. Successivamente si passa alla tanatoestetica, se richiesta dai parenti, cioè a tutto ciò che riguarda la cosmesi del defunto. L’obiettivo è quello di rendere la salma il più presentabile possibile agli occhi delle persone care. Si cerca quindi di coprire nel miglior modo possibile eventuali segni lasciati da una malattia oppure ecchimosi, lividi e traumi per conferire alla persona deceduta un aspetto pulito, sano e soprattutto sereno, come se stesse semplicemente riposando. A questo punto, il defunto viene posato all’interno del cofano funebre e può essere esposto per il cordoglio.

17
Feb

Le 5 fasi del lutto: come superare la perdita di un caro

Il lutto rappresenta una delle sfide più difficili e complesse da dover affrontare nel corso della propria vita. Perdere un proprio caro infatti può trascinare una persona in un periodo di grande dolore e sconforto, che sembra completamente insuperabile. La psicologia ha lavorato molto su questa tematica arrivando all’elaborazione della teoria delle 5 fasi del lutto. Scopriamo quali sono e come affrontarle attraverso questo approfondimento.

Kubler Ross e le 5 fasi del dolore

Elisabeth Kubler Ross è una psicologa svizzera che nel 1969 ha dato vita al modello delle 5 fasi del dolore. Lavorando a stretto contatto con malati terminali e soprattutto con le loro famiglie, ha avuto modo di osservare e analizzare le reazioni, i comportamenti, i sentimenti e gli stati d’animo dei familiari colpiti dalla perdita del proprio caro. Da quest’osservazione Kubler Ross ha potuto sviluppare la teoria delle 5 fasi del dolore, attraverso le quali una persona può riuscire ad elaborare un lutto.

La Fase 1 corrisponde al rifiuto e alla negazione: da uno stato di shock e incredulità si genera un forte meccanismo di difesa che porta la persona a rifiutare la realtà e la situazione. Questo stato di incredulità però cede poi il passo alla Fase 2, cioè al patteggiamento: ci si rende conto della perdita ma viene vista solo come un momento temporaneo, come fosse un malinteso.

Questa fase è seguita poi da un periodo di rabbia, che rientra nella Fase 3: un periodo molto delicato, dove emozioni forti e violente vengono riversate contro se stessi, contro la persona venuta a mancare o contro coloro che ci circondano. Le energie però vengono meno e la rabbia lascia il posto alla tristezza e alla solitudine: è la Fase 4, la depressione, dove tutto perde un significato. È solo con il passare del tempo che un nuovo sentimento di speranza verso il futuro emerge, portando la persona interessata all’ultima Fase, l’accettazione.

Come elaborare un lutto

Per una persona che si trova ad affrontare un momento così doloroso e complicato non è semplice capire come elaborare un lutto. Le 5 fasi del dolore non sempre sono vissute in maniera lineare: l’elaborazione è infatti un processo molto personale e varia dunque da persona a persona. Quello che è importante però è affrontare sempre le proprie emozioni e viverle fino in fondo, senza soffocarle e soprattutto senza chiudersi in se stessi. Affrontare il dolore e non rinnegarlo è il solo modo per elaborare e accettare correttamente la perdita della persona cara.

17
Feb

Il galateo del funerale

Il funerale è da sempre un importante momento di raccoglimento dei familiari della persona defunta ma allo stesso tempo è un’occasione per rendere omaggio alla persona scomparsa. È proprio per rispettare quest’ultima che esiste un galateo del funerale, cioè una serie di regole da considerare e comportamenti da dover adottare per non rischiare di cadere in situazioni di imbarazzo o disagio. Vediamo assieme come vestirsi ad un funerale e come fare le proprie condoglianze.

Abbigliamento per funerale secondo il galateo

Il primo aspetto da tenere in considerazione è sicuramente l’abbigliamento. Secondo il galateo, l’abbigliamento per un funerale deve essere sobrio ed elegante.

Per le donne è consigliato un classico tailleur sulle tonalità scure, semplice ma formale. Se invece si opta per un vestito, bisogna prestare attenzione che non sia troppo corto, aderente o scollato. In questo caso bisogna inoltre indossare le calze, anche nelle stagioni più calde, e coprire le spalle se l’abito è smanicato: basterà aggiungere uno scialle, una giacca oppure un copri spalle. Si possono indossare gioielli, purché siano sobri: un elegante filo di perle è la scelta più indicata. Attenzione a non indossare delle calzature sportive: è meglio prediligere un paio di ballerine nere oppure un paio di tacchi comodi e non troppo alti.

Per quanto riguarda gli uomini invece, è indicato un completo, sempre sui toni del grigio e del nero, da abbinare ad una camicia bianca e ad una cravatta lunga, rigorosamente senza stampe, fantasie o colori sgargianti. Le calzature devono essere eleganti, preferibilmente nere lucide.

Infine, un aspetto che spesso è sottovalutato o non considerato, è l’utilizzo degli occhiali da sole: secondo il galateo del funerale, solo i parenti stretti della persona defunta possono indossarli.

Le condoglianze secondo il galateo

Secondo il galateo, le condoglianze devono essere rivolte ai familiari di persona, cercando quindi di evitare telegrammi, fax o bigliettini all’interno di cesti di fiori. La tradizione vuole che il momento più consono per rivolgere le proprie condoglianze sia al termine della funzione, nel momento in cui la bara viene caricata nel carro funebre.

Se invece si è impossibilitati a presenziare alla cerimonia funebre, il telegramma è la soluzione più indicata: poche e semplici frasi di cordoglio, con una struttura molto chiara, per esprimere la propria vicinanza alla famiglia in un momento così delicato.

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