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11
Ago

Tanatoestetica: come preservare il corpo di un defunto

La tanatoestetica è una pratica poco conosciuta ma indispensabile per permettere ad amici e parenti di porgere l’ultimo saluto al proprio caro nel modo più sereno possibile. Si tratta di una vera e propria disciplina, che segue un rigido protocollo, e che aiuta i familiari della vittima a trovare un po’ di conforto. Vediamo in cosa consiste la tanatoestetica.

Il ruolo della tanatoestetica nella preparazione della salma

La preparazione della salma è uno dei momenti più delicati da affrontare per i parenti e gli amici della vittima. Per questo motivo, viene spesso affidata a dei professionisti del settore, che, con discrezione e doveroso rispetto, preparano il defunto per la veglia funebre. È proprio nella fase di preparazione della salma che rientra la tanatoestetica, che riguarda la pulizia, la vestizione e infine la toelettatura del defunto. L’obiettivo di questa pratica è proprio quello di eliminare e nascondere i segni del decesso e le deturpazioni dovute a traumi o ferite per presentare la salma alla famiglia con un aspetto sereno, come quando era in vita. La tanatoestetica si basa su diverse tecniche, che devono essere eseguite da personale specializzato: si passa dalla disinfezione e pulizia della pelle e dei capelli alla chiusura degli orifizi, dai quali potrebbero altrimenti fuoriuscire dei liquidi. La fase finale riguarda la realizzazione del make-up, per regalare al defunto un aspetto sano, pulito e composto, come se stesse semplicemente dormendo.

Tanatoestetica e tanatoprassi: le differenze

La tanatoestetica non deve essere confusa con la tanatoprassi. Sono infatti due discipline completamente diverse, anche se entrambe hanno a che fare con la preparazione del defunto. Come abbiamo visto, la tanatoestetica riguarda l’estetica della salma mentre la tanatoprassi è un trattamento “post-mortem” che ha come obiettivo la conservazione temporanea della salma. Prevede infatti un’iniezione nel sistema arterioso di un fluido conservante che permette di ritardare il processo di decomposizione di alcune settimane. La tanatoprassi è quindi una tecnica di conservazione, utile in caso di morti sospette o di decessi che richiedono l’intervento di un medico legale.

11
Ago

Cosa fare dopo un decesso

Quando una persona della famiglia viene a mancare, inevitabilmente il patrimonio del defunto deve essere ripartito tra i parenti più vicini in quote già stabilite. Tuttavia, può accadere per diversi motivi che l’estinto, quando ha fatto testamento, abbia espresso il desiderio di devolvere i propri averi a degli estranei. In questi casi cosa succede? La legge tutela i parenti del defunto oppure no? Facciamo dunque chiarezza su questo punto e scopriamo cosa fare dopo il decesso di un genitore o marito.

Quote ereditarie: come la legge tutela i parenti del defunto

 

Quella delle quote ereditarie è una questione molto dibattuta e sulla quale vale la pena fare chiarezza. Se i parenti non sono stati menzionati nel testamento del defunto perché la volontà di quest’ultimo era quella di escluderli dall’eredità, non è possibile esaudire appieno i suoi desideri. La legge infatti tutela i parenti del defunto più vicini come coniuge e figli. Le modalità secondo cui è calcolato l’asse ereditario tengono conto della quantità di beni da dividere.

Cosa fare dopo il decesso di un genitore o di un marito

 

Se purtroppo hai da poco perso un parente stretto e non sai cosa fare dopo il decesso di un genitore o di un marito, ecco alcuni suggerimenti di cose da fare.

  • Bisogna aggiornare l’intestazione dei contratti relativi alle utenze. Se si desidera effettuare una voltura e il richiedente è un parente del defunto avrà diritto allo stesso contratto, senza pagare costi aggiuntivi per il passaggio.
  • Occorre comunicare alla banca la morte del defunto che aveva intestato un conto a suo nome. Va bene sia farlo tramite raccomandata A/R sia di persona, avendo cura di lasciarsi consegnare una ricevuta.
  • Per poter acquisire i beni del defunto, occorre pagare una tassa di successione il cui importo varia tra il 4 e l’8% del valore dei risparmi.
  • Al fine di cancellare la persona scomparsa dal modulo Tari, bisogna presentare all’ufficio dei tributi una dichiarazione di successione.
28
Lug

Traslazione salma: cosa dice la normativa

Con il termine traslazione della salma si intende il trasporto della stessa da un luogo di sepoltura a un altro. Di norma in Italia la sepoltura è da considerarsi definitiva sino alla sua scadenza. Sono presenti, però, delle circostanze precise in cui la legge rende possibile la traslazione del defunto prima della debita scadenza. Ecco quali sono e come si può richiedere la traslazione della salma.

La normativa sulla traslazione della salma

Seconda la normativa sulla traslazione della salma, essa può essere richiesta avviando le pratiche apposite presso gli Uffici di Informazione e Accompagnamento. Quando può avvenire? Nel caso in cui si desideri ricomporre il nucleo famigliare o per far sì che un famigliare acceda al luogo della sepoltura qualora abbia un handicap fisico certificato da un medico. Infine la traslazione della salma può essere autorizzata quando si ha necessità di effettuare una manutenzione urgente al luogo di sepoltura attuale. Qualora si volesse avvicinare il defunto alla famiglia, la normativa sulla traslazione della salma prevede che si possa fare solo se la famiglia stessa ha allestito un sepolcro privato o riservato un loculo prossimo o adiacente a quello di una persona deceduta successivamente. Se invece la salma del defunto è stata cremata, può essere inserita nel loculo di un famigliare solamente previa autorizzazione del Comune.

La traslazione della salma fuori città

Nonostante solitamente la traslazione della salma venga richiesta a livello intracimiteriale, è possibile richiedere il trasferimento del defunto nel cimitero di un altro Comune sia in Italia che all’estero. Per avviare un trasferimento in Italia se si tratta di un feretro è obbligatorio rivolgersi ad un’impresa funebre specializzata come L’Alba Onoranze Funebri, che si occuperà di tutti gli aspetti burocratici. Se invece la salma è stata cremata o si trova in una cassettina ossario è possibile agire in autonomia. Nel caso in cui sia il cimitero stesso a richiedere la traslazione della salma per motivi organizzativi, le spese sono a carico dell’organo cimiteriale.

Quali sono le procedure per il trasporto della salma

Per procedere al trasporto della salma si deve inviare una domanda indirizzata al Sindaco con marca da bollo per ottenere l’autorizzazione a procedere. Queste pratiche vanno adempiute qualora vi sia la necessità di spostare il defunto da un cimitero di un Comune ad un altro. Per la presentazione della domanda ci si può recare presso l’Ufficio Concessioni Cimiteriali oppure incaricare una ditta di onoranze funebri, che dovrà comunque occuparsi del trasporto della salma.

10
Lug

Differenza tra tumulazione e inumazione

Le pratiche per la sepoltura variano a seconda che si tratti di una tumulazione, un’inumazione o una cremazione. Scopriamo insieme tutte le differenze.

Qual è la differenza tra tumulazione e inumazione

Andiamo a capire la differenza tra tumulazione e inumazione. Con quest’ultimo termine si intende il seppellimento di un cadavere in una fossa scavata dentro la terra. Il defunto viene dunque collocato all’interno di una bara di legno e posto nel terreno. In questo modo si mira a rendere il più rapida possibile la trasformazione delle materie organiche in sale minerali. Tale processo di mineralizzazione avviene in un arco temporale di una decina di anni. Sempre per quanto riguarda la differenza tra tumulazione e inumazione, parliamo ora della tumulazione a terra. Essa avviene in un loculo, in una tomba oppure una cappella ed il feretro è composto da una duplice cassa. Il corpo è posto in una cassa di zinco sigillata ermeticamente, contenuto a sua volta in una bara di legno. In questo caso il periodo di mineralizzazione è superiore a 20 anni.

Le pratiche per l’inumazione e la tumulazione

Sia per l’inumazione che per la tumulazione a terra si deve richiedere l’autorizzazione alla sepoltura prima di poter procedere con il ritiro. Tale richiesta, che autorizza anche il trasporto della salma, deve essere inoltrata all’ufficiale dello Stato Civile del Comune non prima che siano trascorse 24 ore dal decesso. Per poter dar luogo alle pratiche per inumazione e tumulazione a terra è necessario avere con sé il modello ISTAT compilato dal medico, il certificato stilato dal medico necroscopo e, qualora si fosse trattato di una morte improvvisa o violenta, il nulla osta dell’Autorità Giudiziaria. Nel caso in cui, poi, si scegliesse di far avvenire l’inumazione o la tumulazione a terra del defunto nel cimitero di un altro Comune, bisognerà presentare qui un’apposita comunicazione.

La tumulazione delle ceneri

In alternativa è possibile ricorrere ad una terza pratica, la cremazione del caro estinto. In questo caso il cadavere viene ridotto in gas e frammenti ossei friabili durante tale processo ed infine sminuzzato sino a diventare cenere. A seconda delle volontà del defunto o dei parenti, si può optare per la tumulazione delle ceneri oppure queste possono venire conservate all’interno di un’urna in casa o sparse in luoghi appositi. Parliamo solo di zone private, lontane da centri abitati e di tratti di mare, laghi o fiumi liberi da natanti e manufatti. Per procedere alla tumulazione delle ceneri è obbligatorio richiedere l’autorizzazione del Sindaco.

28
Giu

Decesso pensionato: cosa fare con l’Inps

Se il familiare defunto era pensionato, la prima cosa che devono fare i suoi eredi è comunicare la morte all’Inps o a qualsiasi altro ente che gli erogava la pensione. Inoltre si dovrà eventualmente restituire il libretto di pensione.

Cosa fare con l’Inps per il decesso del pensionato

La morte di una persona cara porta con sé grande dolore, ma anche innumerevoli adempimenti burocratici. Tra queste vi è anche la questione della pensione. Cosa fare con l’Inps per il decesso del pensionato dunque? In primo luogo chiariamo che l’Istituto non provvede automaticamente a bloccare l’erogazione dei bonifici. Devono essere infatti gli eredi o i parenti più stretti a dare comunicazione del decesso all’Inps. Attenzione al fatto che chi percepisce indebitamente la pensione dallo Stato commette un reato penale. Scopriamo quindi cosa fare con l’Inps per il decesso del pensionato.

La comunicazione del decesso all’Inps

La prima cosa è dare comunicazione del decesso all’Inps. In che modo? Tramite un’autocertificazione che attesti la morte del pensionato. Nel caso in cui tale comunicazione sia inoltrata in ritardo, le mensilità accreditate dopo il decesso andranno restituite immediatamente. E nel caso in cui la morte avvenga qualche giorno prima dell’invio del bonifico sul conto corrente ed i parenti non abbiano avuto il tempo materiale di inviare la comunicazione del decesso all’Inps? Non vi sarà alcuna responsabilità, ma le somme devono essere riaccreditate immediatamente all’Istituto di previdenza. Sarà la stessa banca o la posta a provvedere, a seguito della vostra richiesta, a restituire all’ente competente le pensioni non dovute. Se il decesso dovesse invece avvenire a cavallo di una mensilità, la pensione andrà erogata solo parzialmente per la parte di mese durante il quale il beneficiario era ancora in vita.

L’indennità di accompagnamento dell’Inps

E per l’indennità di accompagnamento dell’Inps cosa bisogna fare? Parliamo di un diritto proprio degli eredi riconosciuto loro per legge. L’indennità può essere percepita non solo da chi si è fatto carico dell’assistenza dell’invalido, ma anche da chi non ha provveduto ad assolvere tale compito. In caso di morte successiva al riconoscimento dell’invalidità, i famigliari possono richiedere gli arretrati dell’indennità di accompagnamento dell’Inps non riscossi. I ratei maturati, siano essi completi o parziali, sono corrisposti agli eredi sulla base delle norme di successione. Se invece la persona disabile o non autosufficiente è morta prima della visita medica ma dopo la presentazione della domanda, i famigliari possono comunque avanzare istanza di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento dell’Inps alla commissione medica.

10
Giu

Cosa bisogna fare se il defunto possedeva veicoli o ciclomotori?

Nel caso in cui il defunto possedesse veicoli o ciclomotori è necessario rivolgersi alla Motorizzazione Civile. Qualora si debba richiedere la cessazione della circolazione di un veicolo a motore si deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi dell’art. 47 DPR 415/00 contenente sia la data di morte dell’intestatario del veicolo che l’attestazione della qualità di erede.

Cosa fare con auto intestata al defunto

Per agire secondo la legge cosa bisogna fare con l’auto intestata al defunto? Bisogna recarsi al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico. La prima cosa affinché possa circolare temporaneamente è di accettare in eredità il veicolo. Avremo bisogno di un atto pubblico o con scrittura privata autenticata o accertata giudizialmente. Superata questa fase, l’erede ha 60 giorni di tempo per registrare l’accettazione dell’eredità al PRA, attestandola con firma autentica. Una volta apportate le modifiche del caso al Certificato di proprietà ed alla Carta di circolazione, cosa fare con auto intestata al defunto per l’assicurazione? Non ci si deve dimenticare in questo caso di modificare anche l’intestatario dell’assicurazione stessa prima di mettere la vettura su strada.

Il pagamento del bollo in caso di decesso è sospeso?

Spesso ci si chiede se il pagamento del bollo in caso di decesso viene sospeso. La risposta è no, neanche nel caso in cui il mezzo dovesse restare inutilizzato. Tale pagamento del bollo in caso di decesso graverà infatti sugli eredi, in proporzione alla propria quota di eredità stabilita davanti ad un notaio. L’importo della tassa su auto e moto, dunque, dovrà essere diviso tra gli eredi. L’unica procedura che porta alla dismissione della tassa automobilistica è la rottamazione, scopriamo come fare.

Come procedere alla rottamazione dell’auto intestata al defunto

Nel caso in cui la vettura fosse troppo vecchia e priva di valore o se gli interventi di riparazione dovessero costare troppo, si può decidere di procedere alla rottamazione dell’auto intestata al defunto. Questa operazione, oltre a comportare la distruzione totale del mezzo, prevede anche la sua cancellazione al PRA e dunque la dismissione della tassa automobilistica. L’interessato dovrà rivolgersi munito dei documenti del veicolo ad un centro autorizzato che procederà alla rottamazione dell’auto intestata al defunto. L’officina si farà carico anche della radiazione dal PRA, prevista entro 30 giorni dalla consegna del mezzo. Come richiedere la rottamazione? L’erede deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, portando con sé il libretto di circolazione, il certificato di proprietà, la targa anteriore e posteriore, la copia del certificato di morte e la copia del proprio documento d’identità.

18
Mag

Manifesto funebre: le frasi per ricordare un defunto

Il manifesto funebre è una comunicazione che avviene da parte della famiglia del defunto per commemorarlo e per informare i concittadini della sua scomparsa. Solitamente il manifesto viene affisso al muro del palazzo in cui risiedeva l’estinto, nei pressi dell’abitazione e anche dell’attività lavorativa, se la scomparsa è avvenuta prematuramente. Le frasi utilizzate per ricordare il defunto sono molteplici, scopriamone qualche esempio.

Frasi per ricordare i defunti

Le frasi per ricordare i defunti sono molteplici. Eccone alcuni esempi che potrete utilizzare per commemorare il vostro caro come merita.

  • Ci amerai dal cielo come hai amato sulla terra.
  • Hai terminato il tuo cammino terreno per approdare nella beatitudine del Signore. Continueremo a vivere nel tuo ricordo.
  • Ricorderemo per sempre l’amore e il bene che hai donato tutti i giorni della nostra vita.
  • Il Signore ti ha ricoperto della sua luce. Resta nel nostro cuore per indicarci la via del Regno dei Cieli.
  • La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

  • Tanto facile amarti, quanto difficile dimenticarti.

L’Impresa funebre L’Alba saprà consigliarvi al meglio e offrirvi servizi funebri e disbrigo delle pratiche cimiteriali con il massimo tatto e attenzione.

8
Mag

Permessi per lutto: come richiederli

I permessi per lutto fanno parte di quei permessi retribuiti per motivi personali: questi legittimano il dipendente ad assentarsi dal lavoro per alcuni giorni, in caso di morte di un parente, senza perdere la retribuzione in alcuna misura.

Permessi lutto familiare: cosa dice la legge

La normativa si esprime sui permessi per lutto familiare con l’articolo 4 della legge dell’8 marzo 2000, la quale consente al lavoratore di poter usufruire di alcuni giorni a decorrere dal lutto del parente: in questo modo il soggetto avrà modo di poter partecipare ai funerali, anche se si terranno in un’altra città, e di elaborare il dolore provocato dalla perdita del compianto.

La legge garantisce al dipendente che lavora sia nel pubblico sia nel privato tre giorni di permessi annuali, alle seguenti condizioni:

  • Il permesso deve essere utilizzato entro sette giorni dal decesso del proprio caro;
  • I giorni di permesso non sono cumulativi: se il lavoratore ha già usufruito dei tre giorni di permesso per lutto e nell’arco dell’anno perde un altro familiare, non può richiedere altri tre giorni di permesso.

 

Permessi per lutto familiare: grado di parentela consentito

I permessi per lutto familiare possono essere richiesti nel momento in cui si perde un familiare che rientri nel grado di parentela stabilito dalla legge. Nella fattispecie, i parenti devono appartenere entro il secondo grado di parentela. I permessi per lutto familiare riguardano anche coniugi o conviventi: nel primo caso non sono necessarie documentazioni particolari, nel secondo caso bisogna presentare una certificazione anagrafica.

Permessi per lutto: cosa fare

Ma cosa bisogna fare per richiedere i permessi per lutto? Per prima cosa il dipendente deve comunicare all’azienda il verificarsi della circostanza e i giorni di permesso di cui intende usufruire (massimo tre). Inoltre, deve presentare una certificazione idonea, come il certificato di morte del comune di residenza del compianto.

23
Apr

Asse ereditario: come si calcola

Nel momento in cui viene a mancare un familiare, si apre la questione spinosa delle quote ereditarie; occorre quindi calcolare il cosiddetto asse ereditario. A prescindere dal fatto che il defunto abbia lasciato o meno il testamento, il patrimonio deve essere ripartito tra i parenti più prossimi in quote già stabilite.

Quote ereditarie: cosa dice la legge

La legge si è espressa chiaramente sulla questione delle quote ereditarie: anche se il defunto ha certificato nel suo testamento la volontà di devolvere una parte dei suoi beni a persone non appartenenti alla cerchia familiare, questo non è completamente attuabile. Infatti, la legge tiene sempre conto dei parenti più prossimi, come coniuge e figli, ai fini di tutelarli.

Partendo dal presupposto che per “asse ereditario” si intende l’insieme dei beni mobili e immobili del defunto, potenziali società, aziende e liquidi, la regola è chiara: meno beni ci sono, più calcolare l’asse ereditario è semplice. Ma cosa accade nel momento in cui bisogna calcolare più immobili, aziende e società?

Cosa inserire nella dichiarazione di successione

Se l’asse ereditario consta di una moltitudine di beni, la situazione diviene più complessa. Occorre infatti prendere in considerazione sia il reddito dominicale, per quanto riguarda i terreni, sia le rendite catastali, per quanto riguarda le abitazioni; bisogna moltiplicare poi per determinati coefficienti e moltiplicatori al fine di determinare un valore minimo che andrà inserito nella dichiarazione di successione.

Ovviamente bisognerà affidarsi a un professionista del settore che abbia una certa esperienza, dal momento che tali calcoli determinano non solo il valore dei singoli beni, ma anche quelle che vengono definite “imposte di successione” da pagare.

23
Apr

Come donare gli organi

Donare gli organi è un atto di grande umanità e amore verso il prossimo; significa regalare un’altra possibilità di vita a una persona di cui non si conosce nulla. Scopriamo come donare gli organi.

Donazione degli organi: quali requisiti bisogna avere?

 

Per poter essere idonei alla donazione degli organi non bisogna avere alcun requisito in particolare, basta solo essere maggiorenni. Al contrario, non esistono limiti anagrafici: non si è mai troppo vecchi per donare! Per quanto riguarda i minorenni, saranno i genitori a decidere: se solo uno dei due è contrario non sarà possibile donare gli organi del figlio. Altri familiari avente diritto ad esprimere il proprio parere sono il coniuge non separato, il convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori.

 

Espianto organi: cosa si può donare?

Se la scelta è quella di optare per l’espianto degli organi, una volta sopraggiunta la propria morte, occorre sapere cosa è possibile donare o meno.

È consentito donare polmoni, rene, fegato, cuore, pancreas e intestino o tessuti quali pelle, ossa, cartilagine, cornee, tendini, vasi sanguigni e valvole cardiache. Non è possibile donare cervello e gonadi.

Donare organi dopo la morte: quali sono le modalità?

 

Le modalità per donare gli organi dopo la morte sono molteplici.

Occorre sceglierne una, tra le seguenti:

  • Compilare l’atto olografo dell’AIDO;
  • Attestare la propria disponibilità alla donazione durante il rilascio o rinnovo della carta d’identità presso gli uffici anagrafe del Comune.
  • Compilare il tesserino blu del Ministero della Salute, conservandolo tra i propri documenti personali.
  • Certificare la propria volontà su un foglio di carta con firma e data. Anche in questo caso bisogna conservare il foglio tra i propri documenti personali.
  • Firmare il modulo presso la propria ASL di riferimento.
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